Glenfiddich Scotch Whisky: 10 cose che dovresti sapere

10 cose che dovresti sapere sui Glenfiddich Scotch Whisky

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Potresti non conoscere Dufftown, in Scozia, ma se ami il mondo dei whisky, hai sicuramente sentito parlare della sua esportazione più famosa. Glenfiddich è il principale produttore di whisky di malto del mondo, il più premiato ed al tempo stesso, il più venduto. Nel 2018 ha venduto qualcosa come 1,25 milioni di casse di single malt in tutto il pianeta.
Non è un’impresa da poco, soprattutto vedere come tutta l’acqua utilizzata nella produzione della distilleria Speyside provenga da un’unica fonte: la Robbie Dhu Spring. Questo è solo uno dei numerosi fattori che rendono unico lo scotch Glenfiddich.

La distilleria dello Speyside produce scotch con metodi tradizionali, dal carattere generalmente mite, non torbati, fruttati e morbidi, molto apprezzati dagli appassionati, ma la distilleria produce anche distillati con processi e finiture diverse, Trovi la gamma completa di whisky Glenfiddich su SaporideiSassi.it.
Ecco altre 10 cose che dovresti conoscere.

Costruita a mano dalla famiglia Grant

 

Nell’estate del 1886, il fondatore di Glenfiddich, William Grant, costruì a mano la distilleria della sua famiglia con i suoi sette figli, due figlie e un solo scalpellino. Al suo completamento, Grant fece un passo in avanti per raggiungere la sua ambizione di distillare il “miglior whisky della valle”.

Glenfiddich prende il nome da un cervo (e una valle)

La valle Grant, finalizzata a conquistare con un malto di fine spirito bruno, dà anche il nome al whisky: Glenfiddich in gaelico scozzese sta per “Valle dei Cervi”, da cui il logo aziendale.

La distilleria mantiene i suoi valori familiari

 

Più di 130 anni da quando Grant ha fondato la distilleria, Glenfiddich è gestita dalla quinta generazione della famiglia Grant-Gordon. È solo una manciata di distillerie scozzesi per rimanere interamente di proprietà e gestione familiare.

Nel 1887, un Natale speciale

 

Dopo più di un anno di lavoro dal termine della costruzione, il primo scotch wisky fuoriesce dagli alambicchi di rame di Glenfiddich, la notte del 25 dicembre 1887.

Sopravvissuta al proibizionismo

 

Nel 1923, con il Proibizionismo in pieno svolgimento, solo sei distillerie rimasero operative in Scozia. Glenfiddich era una di queste. La distilleria prosperava sotto la guida del nipote di Grant, Grant Gordon, che intraprese il sorprendente passo in avanti di aumentare la produzione mentre molti altri stavano fallendo.

Ogni aspetto produttivo è interno sin dagli anni ‘50

 

Il pronipote di Grant Charles Gordon introdusse un fabbro in una distilleria nel 1957. Due anni dopo, realizzò una cooperativa dedicata. Al giorno d’oggi, Glenfiddich rimane una delle poche distillerie ad auto-produrre i suoi barili per l’invecchiamento.

Glenfiddich (ovviamente) prende molto sul serio i suoi barili

 

Nell’ottobre 2001, Glenfiddich ha rilasciato il single malt più antico del mondo da una singola cassa numero 843. Dieci master distiller consecutivi hanno osservato la maturazione insolitamente lenta della botte prima che il Malt Master David Stewart lo dichiarasse finalmente pronto per l’imbottigliamento. Dopo 64 anni, solo 61 bottiglie di alcol sono rimaste nella botte.

Nel 1997 il distillatore ha anche costruito una vasca per l’invecchiamento secondo il metodo solera. Non è mai stata completamente svuotata ed è rimasta piena per almeno metà della sua capienza da quando il whisky invecchiato con questo metodo, è stato introdotto per la prima volta nel 1998.

Glenfiddich fonde quasi tutte le sue versioni in vasche da 2.000 litri prima dell’imbottigliamento. La distilleria è così impegnata in questa fase della produzione che ha acquistato una foresta di quercia portoghese per fornire abbastanza legno per costruirle.

Avanguardia del settore

 

“Experimental Series” di Glenfiddich vede una serie di whisky invecchiati in botti non convenzionali. La botte dell’India Pale Ale è stato il primo single malt del mondo a essere finito in botti di birra artigianale e Winter Storm è stata la prima a essere finita in botti di vino ghiacciato. La sua versione più recente, Fire & Cane, trascorre tre mesi in botti di rum dell’America Latina prima dell’imbottigliamento.

Pionieri del packaging

 

Nel 1961 Glenfiddich introdusse la sua bottiglia triangolare altamente riconoscibile, creata dal designer di origine tedesca Hans Schleger. La sua precedente esperienza comprendeva la progettazione dell’emblematico segnale di fermata dell’autobus per il trasporto di Londra, così come i manifesti di propaganda della Seconda Guerra Mondiale per lo sforzo bellico britannico. Glenfiddich è stata anche tra le prime distillerie a confezionare le sue bottiglie in tubi e confezioni regalo.

E’ grazie a Glenfiddich se chiamiamo lo scotch “Single Malt”

 

Prima del 1963, se i bevitori si stavano godendo un whisky scozzese, sarebbe stata una miscela piuttosto che un single malt che riempiva gli occhiali. Glenfiddich è stata la prima distilleria scozzese ad esportare e commercializzare il suo whisky come single malt, riferendosi dapprima al prodotto come “Straight Malt” e “Pure Malt” per trasmettere il messaggio che le bottiglie provenivano da una sola distilleria e contenevano solo malto. Nel corso del tempo, il termine single malt ha guadagnato risalto.

Frullati di frutta e verdura: i benefici dei colori

 

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Sole, mare, prati verdi. Con l’arrivo della bella stagione si respira aria di benessere. Le ricche fioriture e la frutta profumata regalano armonia e nuove energie. Anche i colori della primavera-estate contribuiscono a influenzare positivamente la mente e il corpo. Lo dice la cromoterapia una medicina alternativa che utilizza le varie gradazioni per ritrovare l’equilibrio dello spirito. Oltre all’umore i colori possono influenzare la sensazione di fame e sazietà. Ed è ormai riconosciuto che frutta e verdura colorata contengono vitamine e antiossidanti, indispensabili per combattere i radicali liberi che causano danni cellulari. Allora non resta che assumerne a volontà. Come? Una scelta pratica e rinfrescante è fare gustosi frullati.

Frullati dimagranti e frullati detox per il benessere

I frullati permettono di mixare diversi gusti e di privilegiare la gradazione cromatica che più si adatta ai nostri bisogni fisiologici. Ma andiamo con ordine. Il frullato di frutta può essere un ottimo alleato della nostra linea, grazie alle proprietà antiinfiammatoria e anticellulite. Questo è l’elenco dei prodotti che puoi inserire all’interno dei frullati di frutta per potenziare l’effetto drenante: arance, albicocche, frutti di bosco, fragole, lamponi, pesche, prugne, mirtilli, pompelmo. Puoi trovare numerose ricette di frullati per dimagrire sul web o individuare i bar e i locali dove trovarli alla pagina Sluurpy.it

Tutti i colori dei frullati

I frullati di frutta di colore rosso forniscono una forte carica energetica, sia fisica che psichica. Nella cromoterapia vengono consigliati in caso di sintomi depressivi o particolari stati di sonnolenza. I frullati che contengono pomodori, pompelmo rosa o cocomero, grazie al licopene, favoriscono inoltre la diminuzione di patologie cardiovascolari e proteggono l’organismo da malattie neurologiche come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

L’arancio è un colore che aiuta a ritrovare ottimismo e allegria. Assunto con l’alimentazione favorisce la produzione di collagene, la proteina che mantiene l’elasticità della pelle. Frullati a base di arance, peperoni e limone contengono tanta vitamina C e aiutano a migliorare la digestione.

Se invece soffrite di stati ansiosi e faticate a rilassarvi il verde fa al caso vostro. Svolge una funzione di equilibrio e migliora la determinazione nella vita. Kiwi, broccoli, spinaci, lattuga aumentano anche l’assorbimento del ferro contenuto nella frutta e nella verdura. In più l’acido folico all’interno degli ortaggi a foglia larga, previene le aterosclerosi.

I frullati blu-viola hanno una doppia valenza: quella del blu che favorisce calma e serenità e del viola che dà sfogo alle fantasie. Ideale per chi svolge un’attività creativa. Le antocianine presenti proteggono i capillari delle nostre gambe, abbassano i livelli di colesterolo e diminuiscono l’aggregazione piastrinica. La gamma è molto ricca: ribes, mirtilli, more, melanzane, prugne,…tutti alimenti che inseriti nelle ricette frullati fanno la differenza in termini di gusto.

Per la cromoterapia il bianco resta il simbolo della purezza, della pace interiore ed esteriore. Questo è il colore dei frullati detox, che depurano l’organismo e difendono ossa e polmoni. Prova i frullati di pere, mele, uva e limone, è ricco di vitamine, fibre, potassio e di tanti altri sali minerali.

 

 

Quali cibi preferiscono i giovani? Lo abbiamo chiesto ai social

#junkfood vs #vegetables, sfida a colpi di hashtag

L’appetito viene guardando. È proprio vero. L’esperienza visiva di un cibo ci fa pregustare il momento in cui lo andremo ad assaporare. Ma se mangiamo prima con gli occhi che con la bocca, in una società bombardata di immagini, come cambiano i nostri gusti? Già prima dell’avvento dei social, la televisione commerciale ci ha abituato a un’inconscia selezione dei piatti. Colori e packaging erano gli elementi più studiati dai pubblicitari, che in modo o nell’altro, al netto delle qualità del prodotto, dovevano vendere. Le regole non sono di certo cambiate. Quello che cambia è la vastità di canali in cui gli alimenti possono essere inseriti. Considerando inoltre che le immagini, sempre più, la fanno da padrone. Basta pensare al successo tra i giovanissimi di social network come Instagram e Snapchat (tutti foto e video), a discapito di Facebook o Twitter, considerati dagli under 25 decisamente out. Secondo uno studio inglese uscito sulla rivista Pediatrics e ripreso da un inserto di la Repubblica, sono gli influencer della rete a indirizzare le scelte alimentari dei ragazzi. Vedere il proprio idolo consumare junk food, il cibo spazzatura, induce i teenager a prediligere quella preparazione. Peccato non funzioni quando l’influencer dà il buon esempio. I giovani vogliono davvero mangiare solo cibi “cattivi”? Abbiamo preso come riferimento Instagram per capire quali sono i cibi con più hashtag, utilizzando per convenzione le parole in inglese. Non senza sorprese. Perché tra i termini meno postati troviamo i cibi dei fast food: #hotdog con 3,3 milioni di post, #hamburger con 3,7 milioni di post e #fries (patatine fritte) con 4,9 milioni di post. Mentre #soup (zuppe) e #vegetables (verdure) raccolgono rispettivamente 7,2 milioni e 9,5 milioni di post. Addirittura #fruit (frutto) arriva a superare la #pasta con i suoi 21,4 milioni di post, contro i 18 milioni di post di uno dei piatti italiani più famosi nel mondo. I motivi di questa inversione di tendenza potrebbero essere vari. Ad esempio il fatto che sia la frutta che la verdura raccolgono diverse categorie, e quindi è più facile aumentare i numeri. O che le loro sgargianti cromie siano più appetibili alla vista. O semplicemente perché sono alimenti più graditi al palato, sempre che questa analisi non rimanga una mera speranza. Numeri considerevoli sono raggiunti anche dal #sushi, 24 milioni di post, e dal #icecream (gelato), 34,7 milioni di post. Qui l’utente può sbizzarrirsi in diverse preparazioni, più o meno spettacolari. La vera spettacolarizzazione c’è nella parola che più di tutte ha distanziato le altre: #cake (torta). Con i suoi 69,9 milioni di post si conferma il termine più scelto. Arte, creatività, bontà, estetica, colore e un’infinità di altre parole definiscono la regina degli hashtag. Resta l’”amarezza” di trovare ai primi posti torte e gelati, che non saranno ricchi di grassi, ma in quanto a zuccheri non hanno paragoni. Il premio di consolazione va alla #pizza, 38,5 milioni di post, che unisce alla tradizione italiana lo straordinario sapore. Saranno allora i giovani a cambiare il mondo? Anche culinario? Molti dei ragazzi che parteciperanno allo sciopero per il clima, il 19 aprile in piazza del Popolo a Roma, hanno dichiarato di scegliere solo alimenti sostenibili. Il futuro può essere in buone mani.
Se ti interessa sapere dove puoi mangiare i tuoi piatti preferiti vai su Sluurpy.

Gli Omega 3 presenti nel pesce riducono l’infiammazione

 

Sushi e uramaki per combattere l’invecchiamento

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Sano, gustoso, di tendenza. Il sushi è ormai entrato a far parte delle nostre abitudini alimentari. Tanto che oggi è diventato facilissimo trovare ristoranti giapponesi ad ogni angolo di strada. Insieme a sashimi, uramaki, nigiri e sushi roll, il sushi è considerato una valida alternativa ai menù della tradizione. Si può scegliere tra gli “all you can eat”, magari per un veloce pranzo di lavoro, e i locali alla moda, dove lo stile del Sol Levante incontra il gusto italiano. Sta di fatto che sempre più persone amano il pesce crudo. Bambini compresi! Grazie alla mancanza di spine. Non tutti però sanno che il sushi è per anche un potente alleato antiage. Salmone e tonno, le specie classicamente abbinate al riso, sono infatti ricchi di Omega 3. Studi dimostrano come questi acidi grassi polinsaturi siano efficaci in termini di fotoprotezione dai raggi solari, riducendo drasticamente il processo infiammatorio che genera danni alla pelle. L’organismo umano non è in grado di produrli da solo. Ha bisogno di assimilarli attraverso il cibo che introduciamo con la dieta. Diventa quindi fondamentale scegliere alimenti giusti per non incorrere in una carenza, e la cucina giapponese sembra una valida opzione. L’Efsa, Agenzia europea per la sicurezza alimentare, per avere effetti positivi sulla salute, raccomanda un’assunzione pari a 2-3 grammi al giorno. Anche un rapporto ottimale fra gli acidi grassi “buoni”, gli Omega 3, e quelli “cattivi”, gli Omega 6 (contenuti negli oli vegetali), aiuta a controllare l’infiammazione. L’ideale sarebbe un rapporto pari a 1 a 1, ma nei paesi occidentali viene spesso sbilanciato a favore degli omega 6. Via libera allora al sushi e ai suoi derivati per prevenire rughe e invecchiamento precoce. Vuoi sperimentare la cucina nipponica? Online puoi trovare la sushi ricetta che fa al caso tuo, oppure iscriverti al sito Sluurpy.it per avere i migliori ristoranti giapponesi a portata di click.