Punti di forza
- La cottura alla piastra di ferro esalta tagli di carne altrimenti anonimi: la costata arriva con la crosticina giusta e il cuore rosa
- Il pollo alla diavola, quando in carta, e' una delle versioni piu' centrate che abbia trovato in citta': piccante vero, non di facciata
- La grigliata mista da condividere tiene fede al nome: si sente davvero il fuoco, non il vapore
- Ambiente accessibile a tutti, senza scalini ne' barriere: raro trovarlo in un centro storico cosi' stratificato come quello genovese
- Gli orari serali quasi ogni giorno della settimana lo rendono una scelta concreta dopo le nove, quando mezza Genova ha gia' abbassato le serrande
Da migliorare
- La carta dei vini locali e' troppo esile per un posto che lavora con la brace: il Rossese di Dolceacqua meriterebbe almeno tre proposte, non una
- I contorni arrivano in ritardo rispetto alla carne, e mangiarsi una costata senza le patate al forno e' una piccola tragedia personale
- Nei weekend il servizio perde ritmo: non e' un dramma, ma si sente che la brigata di sala e' dimensionata per il pranzo, non per le cene affollate del sabato
- L'antipasto di salumi locali e' generoso ma prevedibile: ci vorrebbe almeno una focaccia di Recco o qualcosa che ricordi dove siamo geograficamente
Il verdetto di Sluurpy
Lo ammetto: sono entrato con qualche riserva. Un posto che si chiama Ferro e Fuoco in un vicolo del centro di Genova poteva essere tutto o niente. E' stato un mezzo tutto. La brace funziona, la carne non viene maltrattata, e il quartiere Garibaldi regala quel contesto urbano denso che a me piace. Non e' il posto dove vado per stupirmi, ma e' quello dove torno quando voglio mangiare qualcosa di cotto come si deve senza troppi fronzoli architettonici nel piatto.






