Punti di forza
- Le Pappardelle di ragu' di grigio del Casentino e finocchietto selvatico: un primo che racconta il bosco meglio di qualsiasi guida turistica
- Il Carpaccio di Chianina in misticanza di verdure e Grana: la razza bovina piu' nobile della Toscana trattata con il rispetto che merita
- Le Fettuccine al tartufo: dosate con generosita', non come quegli scherzi impalpabili che si trovano altrove
- La Scaloppina ai funghi porcini: classico del Casentino eseguito con precisione e prodotti che sanno ancora di stagione
- I Ravioli formaggio e spinaci fatti a mano: pasta tirata bene, ripieno equilibrato, il tipo di piatto che smonta il mito che la semplicita' sia facile
Da migliorare
- Il menu pare navigare tra tradizione toscana e incursioni esotiche come il Tartar di tonno o il Polipo alla griglia: una coerenza piu' decisa sul territorio farebbe del bene all'identita' del locale
- La carta dei dolci, almeno da quello che ho potuto osservare, si ferma su panna cotta e cantucci: apprezzabili, ma ci si aspetterebbe qualche proposta piu' coraggiosa a chiusura di un pasto simile
- Gli orari del sabato, solo cena, tagliano fuori chi viene da fuori provincia per un pranzo nel weekend
- Il menu avrebbe bisogno di un racconto piu' esplicito delle provenienze: sapere da quale azienda arriva il grigio del Casentino non e' una pretesa snob, e' cultura gastronomica
Il verdetto di Sluurpy
Ho mangiato da Chenno con quella diffidenza sana che porto sempre nei ristoranti che portano il nome del territorio sul menu. Subbiano non e' una meta, e' un posto dove si arriva di proposito. E qui la cucina ripaga l'intenzione: le pappardelle con il grigio del Casentino sono il piatto che giustifica il viaggio, una pasta che odora di selvatico e di mestiere autentico. Non tutto il menu mi convince nella sua coerenza, ma quando Chenno resta in Casentino, e' una tavola che vale.

